Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso.

 



lunedì, 07 luglio 2008

Make things happen! Provoke them! #2
"È perfettamente esatto, e confermato da tutta l’esperienza storica, che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile." Max Weber

Il mio iPod sta sempre peggio. Mi diceva che stava mandando una canzone degli Envelopes ma era una canzone di Why? (non mi freghi a me, caro iPod) e in quell'inizio di dj set incasinato la gente urlò: "Sigla!" e partirono le sviolinate dei Los Campesinos! Non siamo un villaggio turistico ma il titolo di quella canzone era troppo lungo.
Ora sono sul regionale delle 16.44 che mi porta a Bologna.
Ho lo zaino pieno di libri e vestiti ma anche di dischi e spillette a buon mercato.
Non ho scritto nulla finora perchè ho pulito e studiato da quando mi sono svegliata dopo il Lou Fai, per la prima volta nel mio letto e non alla casetta.
Avevo sognato tutto? No! Su myspace e twitter erano già comparsi i primi commenti entusiasti. "La Lou Fai è bellissima! Gruppi perfetti! Le zanzare non contano!"
Tutto. Tutto perfetto.
E, senza scherzare, sapere che tutto questo è nato nella mia giovane testolina non mi fa sentire nè potente nè speciale. Mi fa solo sentire bene. Mi fa venire voglia di rifarlo subito anche se mentre stavo mettendo a posto, cercando di differenziare le schifezze, il sole picchiava e mi uccideva.
Ed è bello ritrovare la scaletta dei Fake P in mezzo al prato e ridere per la canzone denominata "belegambe".
Mi sono resa conto che quando bevo sparo un sacco di frasi gradasse. In realtà dentro di me sono stupita e spaventata.
Quanto ho sentito "Fear of You" dal check dei Gonzo mi si è stampato in faccia il solito sorriso ebete e ingenuo. E mi sentivo piccola piccola rispetto a quello che ancora una volta stava accadento di fianco alla mia piccola casetta di legno.
Ho urlato una frase cattivissima a mio fratello, durante la fase relax-spettegolamento del tipo "Lo so che organizziamo insieme, ma lascia che sia io a farmi dedicare le canzoni e a parlare con i gruppi: vai te e a prendere le piadine!" (ero ubriaca).
Invece sono talmente timida che non mi sono scattata nessuna foto, non mi sono  fatta fare neanche una dedica sui dischi, nè ho avuto il coraggio di chiedere esplicitamente un bacio dal mio Fake P preferito (e ottenendolo, in compenso, da tutti e cinque).
Menzione speciale, anche stavolta, per i genitori, che hanno chiamato dalla Croazia per sapere se eravamo a posto con la birra.
Fastidio invece verso il mio cellulare, che ha deciso di non inviare messaggi e quindi qualcuno è rimasto senza indicazioni, qualcuno non è stato rassicurato sul fatto che non c'era nessun problema se portava qualche amico all'ultimo minuto e io non ho potuto mandare i salutini a Polaroid (credo, ma ne ho la quasi assoluta certezza). Se uno dei due capitasse di qua, sappia che era un messaggio carino. Conteneva ringraziamenti e saluti da tutti i presenti (la sottoscritta, i Fake, i Gonzi e buona parte dei Canadians).
Ringraziamenti a tutti. Ai gruppi. A Marre, Pietroldi, Michi, Fabio, Zeno, Giulio, Bongio, Max. Alle cuoche. A mio fratello e ai suoi compagni all'entrata (Alberto, Campa e Corrias). A chi ha portato l'Off e a chi ha portato birra in regalo. A chi si è comportato bene e a chi si è divertito.
Alla prossima.

Gonzo48k - Hi-fi Lovers
[con il timore che scrivero i testi delle loro canzoni al posto delle risposte dell'esame di Teoria e tecniche della comunicazione di massa, visto che studiando ho consumato questo disco]

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 07 luglio 2008 alle 12:17 | link | commenti (8) |




mercoledì, 25 giugno 2008


Volevo solo dirvi che io due sera fa ero in Arena e stavo cantando le canzoni che mi hanno fatto innamorare insieme alla persona che le aveva scritte.
Che dopo stavo bevendo birra sui gradini della Biblioteca, mangiando tutti i pop corn avanzati dal concerto, anche se pare che in questa città sia vietato. Ma è una cosa che a Bologna non mi è ancora successa, e invece qui queste cose continuano ad accadere.
Che non faccio le stesse cose che facevo dieci anni fa, ma quelle che facevo cinque anni fa. Perchè sono piccola, ecco.
Che questa sera indosserò vestiti vecchie e mi stamperò in testa qualche canzone arcaica, di quel disco che per me vuol dire "Giugno!" e che per la prima volta da quando hanno tolto le impalcature andrò a riprendermi Piazza Dante.

[anche se ora ho una bicicletta grigia troppo bella, un libretto universitario con una pagina piena, vivo in un'altra città e pago un affitto e il mio amichetto sbarbatello, a cui feci una cassettina coi Creedence Clearwater Revival per il suo diciassettesimo compleano, oggi ha finito il Liceo]

postato da Anita (verdeanita) mercoledì, 25 giugno 2008 alle 20:53 | link | commenti (2) |




domenica, 22 giugno 2008

Post a punti #2
Questo sarà un post pieno di segnalazioni. Ci saranno solo quelle, in verità.
1. è praticamente pronto il Lou Fai Summer Festival 2.2. Se volete saperne di più, trovate notizie più dettagliate proprio qui.
2. credo sia giusto divulgare l'appello per salvare Radio Facoltà di Frequenza.
Radio Facoltà di Frequenza è una radio universitaria che trasmette sul territorio di Siena e rischia di chiudere a partire da Luglio.
Ovviamente non l'ho mai ascoltata, non essendo io di Siena. Ma visto che ascolto spesso la radio in generale, riesco forse a comprendere un pochino la tristezza della cosa.
Per aiutare Radio Facoltà di Frequenza basta inviare un messaggio di supporto a Fdf a rettore@unisi.it e in copia a save.fdf@gmail.com (oggetto standard email: "Io sostengo FdF on air").
Poi se ne avete voglia potete diffondere l'appello sui vostri blog o su myspace o su qualche mezzo qualsiasi.
In ogni caso, trovate più informazioni e altro materiale qui.
3. anche quest'anno ci saranno i VeronaBlogAwards. Tutti possono votare e io vi invito a farlo: trovate il modulino per inviare i voti qui.

postato da Anita (verdeanita) domenica, 22 giugno 2008 alle 11:04 | link | commenti (3) |




sabato, 21 giugno 2008

Teorizzazioni inutili sulla diversità delle canzoni
(ovvero: quando cerco di fare post seri divento incredibilmente noiosa)
Ho passato il mio secondo anno a Bologna a segnare accuratamente sull'agenda ogni concerto interessante, decidendo se andarci in base alla disponibilità economica, agli ascolti alla radio, agli articoli sui blog e alla possibilità di Moroso e Coinquiline di accompagnarmi.
Cominciai con il Locomotiv che puzzava ancora di vernice e conclusi nuovamente con il Locomotiv.
La prima sera ero spaesata e indifesa e l'ultima sera ci andai da sola e parlai con svariate persone che col tempo (e coi concerti) avevo bene o male conosciuto (c'è poco da fare: ai concerti siamo sempre gli stessi).
Le Coinquiline erano facili da convincere e avevano una certa varietà di commenti (Giulietti mandò anche una mail a Pelle Carlberg e lui le rispose).
Il Moroso mi seguì più di rado, ma comunque spesso. E al termine di ogni concerto commentò sempre allo stesso modo: "Bravi, ma le canzoni erano tutte uguali".
Credo di non aver mai intavolato una discussione sulla veridicità di questa affermazione, attribuendola ad un ascolto poco attento, o al fatto che se durante i concerti si può precipitare in uno stato di trance in cui, al temine, sembra di aver fatto e sentito la stessa cosa per un ora e passa.
E' ovvio che un gruppo ha un certo stile, che in un album sviluppa certe idee e certi ascolti ed è impossibile e forse inutile fare un album con canzoni completamente diverse.
Ma col passare dei giorni (e dei concerti) qualche dubbio è venuto anche a me.
Sono così passata ad analizzare (anche se questo termine è troppo pomposo) i dischi che il mio iPod Zoran III mi proponeva (prima di abbandonarmi per la quindicesima volta) anche sotto questo aspetto ("la diversità delle canzoni").
Mi sono venute in mente tante idee disordinate.
Ad esempio, la prima cosa che mi viene in mente è che "adesso c'è internet", quindi se una volta i gruppi dovevano sudarsi un disco e la promozione, ora tutto questo viene fatto molto più velocemente ed economicamente.
Ma questo può anche voler dire che dietro ad un disco, oltre ad esserci meno lavoro, c'è anche meno attenzione e meno riflessione.
Attenzione da parte di chi il disco lo produce, che può preoccuparsi non tanto del potenziale musicale, ma del numero x di amici che il gruppo Tale ha su myspace o dello spazio che ha trovato sui blog.
Riflessione da parte del gruppo, che in vista di un esordio imminete o della velocità del web può essere portato a scrivere canzoni sull'ondata della prima buona idea che riesce a sviluppare.
C'è anche da dire che il paragone che il mio morosetto fa spesso con grosse band del passato probabilmente è poco consono.
Sono sicura che ci abbia già pensato il tempo a scremare tra i gruppi del passato, facendoci pervenire solo le cose più importanti.
Quello che sto seguendo ora è solo un grande e normale flusso di gruppi, concerti, recensioni e dischi di cui riusciremo a cogliere il valore tra cinque o dieci anni, quando di tutti questi dischi ne verranno ricordanti una decina o forse un paio o forse neanche uno.
Io non ce la faccio proprio a valutare di più un gruppo perchè costruisce meglio le canzoni, o perlomeno non la ritengo una cosa così importante, a livello di piacere personale.
Ad esempio ci due dischi che mi sono piaciuti molto di due gruppi che ho anche visto dal vivo, due concerti piacevoli e due dischi ascoltati spesso e due giudizi che sono l'esatto opposto.
Here Comes the Wind degli Envelopes e Hold on now, youngster! dei Los Campesinos!
A livello di album e di canzoni, credo che oggettivamente siano meglio gli Envelopes. C'è più diversità e più struttura, mentre nei Los Campesinos! è sempre la stessa cosa, la stessa idea, in tante declinazioni diverse ma complessivamente il disco è troppo irruente e di minor sostanza.
Però a livello di idea o di attitudine o di suono, preferisco di gran lunga i Los Campesinos!
(Forse tutto ciò è anche da attribuire al fatto che gli Envelopes sono al secondo album e i Los Campesinos! soltanto al primo, ma dovendo ancora ascoltare per bene Demon, non saprei dire...).
Inventandomi una storiella e proiettando tutto in un universo parallelo, se non ci fosse internet secondo me la cose andrebbero così: i Los Campesinos! avrebbero impiegato molto più tempo a pubblicare il loro primo album, ma avrebbero anche avuto modo di farsi venire in mente altre cose e di sperimentarle, aggiungendo molto di più a quell'idea che è il filo conduttore di tutto il disco, pubblicando qualcosa di veramente meraviglioso.
Perchè parlando di idee e di filo conduttore, mi viene sempre da citare gli Strokes e Rooms on Fire, magari un disco piacevole, ma che io ritengo sostanzialmente inutile, e loro non erano neanche alla prima prova.
Ma ascoltateveli che è meglio:
Envelopes - I'd like 2 C U  (via frigopop!)
Los Campesinos! - This Is How You Spell "Hahaha, We Destroyed The Hopes And Dreams Of A Generation Of Faux-Romantics"  (questa dovete inoltre impararla a memoria e urlarla il 4 luglio alla Lou Fai squarciandovi le corde vocali come facciamo io e Michele)

postato da Anita (verdeanita) sabato, 21 giugno 2008 alle 23:37 | link | commenti (1) |




lunedì, 02 giugno 2008

Make things happen! Provoke them!



Io veramente non saprei da che parte cominciare.
Forse, perso dei meandri di Twitter, c'è ne uno che dice "verdeanita avrebbe voglia di un concerto dei Canadians".
Ma c'è anche la sottoscritta che durante la stagione autunnale ha ascoltato un bel po' di musica nuova (influenzata dall'ambiente bolognese, è vero) e che quando sentiva una bella canzonicina pensava "Ma come sarebbe bello sparare a volumi obesi questa canzone sul prato della Lou Fai e far ballare la gente".
Ci sono poi gli abitanti della sala prove, i CameraStilo, che mentre io sto dormendo ai piedi dell'Hi-Fi mostro, nella casa bolognese, in preda ai postumi di un venerdì sera qualsiasi (e quindi fatto di concerti) mi svegliano con messaggini cortesi "Stiamo salendo alla Casetta!".
C'è il mio amico Fabio che mi dice che ha messo su un nuovo gruppo e mi chiede "Ci fai suonare?" e io dico sempre di sì.
Ci sono poi io, che mentre me ne stavo dentro la Casetta a suonare la mia batteriola, sento il telefono squillare da sopra il freezer spento e leggo un messaggio appena giunto e mi stampo in faccia un sorriso incredulo.
Ci sono i miei amici che aspettano un'altra super serata, e mi aiutano a tagliare l'erba del prato o a trasportare venti litri di vino rosso. E i miei genitori, che invece di incazzarsi per lo sconsiderato utilizzo della casa sulle colline, mi chiamano e mi dicono "C'è la birra in offerta! Quanti fusti ti servono?" (c'è anche da dire che sono pochi i genitori che partono per un weekend al mare quando sanno che i figli stanno per dare una festa con minimo un centinaio di persone).
C'è poi forse una domenica qualunque sulle colline veronesi resa speciale da tutti questi avvenimenti che si sono rincorsi fino ad incontrarsi.
Non so quali congiunzioni astrali ci abbiano permesso, fino ad ora, di godere durante queste serate, di un tempo splendido.
E' andata così anche questa volta.
Il sole permissivo mi ha solo fatto sudare un po' di più, mentre distribuivo ordini su come disporre le luci, gli amplificatori, le cose da bere, mentre creavo dei posacenere dal nulla e applicavo in giro per il campo cartelli minacciosi con le regole da seguire.
Io, lo dico qui, avevo infilato nello zaino un vestito più carino e colorato: non pensavo di passare la sera a fare su e giù dall'entrata alla cucina, con dei pantaloni sporchissimi e i capelli spettinati come nei miei giorni peggiori. Ma non ho avuto un attimo libero. Perchè gli unici momenti liberi che avevo li usavo per parlare con l'amico che non vedevo da tempo o quella persona che in realtà conosco poco, ma che alla fine è venuta qui per la prima volta. Chiedevo "Come stai?", "Come ti pare?". Mi rifacevo dalla stanchezza cibandomi di risposte positive.
Fino al momento in cui sentii il mio nome al microfono e scappai davanti al palco, che non è un vero palco, per sentire una canzone che mi piace moltissimo, con la faccia che mostrava un sorriso che era più una risata incontenibile.
E poi, lo so che adesso narrerò l'episodio più insulso della serata ma fa lo stesso, attaccai il mio malconcio iPod Zoran al mixer e feci partire le danze. C'erano canzoni che avevo messo apposta per determinate persone, ma quando l'iPod mi comunicava che mancavano pochi secondi alla fine di un brano nella mia testa regnava il panico: "Piacerà? Smetteranno di ballare? Mi urleranno di cambiare canzone?". Inutile descrivere la soddisfazione quando ad ogni canzone ballavano di più o mi dicevano "Ma è bellissima!" o direttamente "Ma che gruppo è questo, che spacca?" "Oh, questi sono meravigliosi! Ma dimmi chi sono che io ne so poco". Piccoli momenti di gioia di una scarsa batterista disoccupata.
Per non parlare del momento topico della pizza misteriosamente scovata alle 3 di mattina da un pakistano stakanovista che ha fatto da cornice a (ormai) consueti spettegolamenti sul mondo indie e su chi ha il mixer più grosso.
O della casetta deserta con "Painful" che ci accompagna mentre cerchiamo di mettere a posto.
Non basta questo post a rendere l'idea di quanto sia stata bella e impeccabile la serata. Nella musica, nel tempo, nell'organizzazione, nella gente.
Credo di dovre ringraziare, per prima cosa, i miei genitori che mi permettono di fare queste cose e il mio fratellino Paolo che ha passato la serata all'entrata e poi Max, Fabio, Marre, Giulio, Michele, Anna e tutti quelli che mi hanno aiutato ad organizzare (anche Giulia e Brais che sono passati anche se avevamo già fatto tutto) e ai gruppi che hanno suonato. Un grazie IMMENSO ai gentilissimi ospiti mantovani Andrea e Beatrice (che ha anche preparato due buonissime pentolazze di pasta), a chi mi ha passato canzoncine ballabili, a chi si è portato il bicchiere da casa e non ha buttato le sigarette per terra, a chi è venuto in bici, alle mie coinquiline che sono venute fin da Brescia, perchè questa festa farà parte di goduriosi spettegolamenti negli ultimi mesi che ci rimangono da passare tutte insieme nella nostra casetta bolognese (il djset è stato fatto pensando molto a voi, al concerto di Pelle Carlberg che abbiamo visto a caso al Locomotiv e a tutto il resto). E a tutti quelli che sono venuti!
Alla prossima.
Anita Sfinita

Canzoncine per non dimenticarmele o per dirle se a qualcuno interessa:
Last - Fake P
Summer Drops - Settlefish
Robenspierre - Offlaga Disco Pax
Lie for a Lie - Built to Spill
Panda Loser - The Calorifer is Very Hot
Divine Hammer - The Breeders
Great Dj - The Ting Tings
Standing in the Way of Control - The Gossip
Let's Dance to Joy Division - The Wombats
Interzone - Joy Division
Time to Pretend - MGMT
This Is How You Spell "Hahaha, We Destroyed The Hopes And Dreams Of A Generation Of Faux-Romantics" - Los Campesinos!
Harder, Better, Faster, Stronger - Daft Punk
A-Punk - Vampire Weekend
I'd Like 2 C U - Envelopes
Salty - Enon
The Lovecats - The Cure
Tiny Cities Made of Ashes - Modest Mouse

Blog che parlano della festicciola:
Blog di Lemi - Blog di Fabio - Blog di Fede - Blog di PhloBlog del Norge - Blog di Chia

Photoblog di Pippo

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 02 giugno 2008 alle 23:59 | link | commenti (6) |




mercoledì, 28 maggio 2008

I messaggi sul celluare vecchi tre anni che non cancelli
Desidero essere bella e attraente solo in determinati momenti. Dopo il concerto degli Envelopes al Covo avrei voluto essere come quella ragazza che ballava da sola nella stanzetta più lunga che larga. Avrei voluto essere come lei, ma solo al quaranta per cento.
Prima di uscire di casa, pensando esclusivamente all'essenza pratica della cosa, avevo infilato in borsa un pacco di biscotti secchi dell'euro giallo, perchè avevo fame,  e un rotolo di carta igienica, perchè so che al Covo finisce sempre e nussuno se ne cura e io devo andare in bagno mediamente ottomila volte a serata.
Un tempo avremmo definito questo gesto molto indie. E, essendo una cosa molto indie, non mi avrebbe in alcun modo reso una ragazza bella e attraente. Al massimo simpatica.
Il concerto degli Envelopes non esisteva, nell'elenco dei concerti che avevo appeso in cucina, sperando di convicere le coinquiline a seguirmi.
Non esisteva perchè le mie finanze erano, al solito, molto scarse e perchè avevo deciso di non curarmi di questo gruppo, appunto per non soffrire eccessivamente.
Poi però, visto che, come dice il bellissimo Krugman-Wells, la propensione al consumo aumenta anche se aumentano solo le speranze di guadagno future, e visto anche che il disco era molto carino e visto anche che era l'ultima sera del Covo e visto anche che avevo svariati argomenti con cui convincere le coinquiline a segurmi, il concerto comparve nei miei appuntamenti bolognesi.
Una volta entrata nel mio appartamentino mi accorsi però che le coinquiline erano fuggite e per non andare al concerto da sola mi feci prestare il moroso da una di loro.
Il mio accompagnatore si presentò puntuale alla mia dimora, anche se io avevo paura di essere in ritardo, preoccupata dal fatto che dallo studio di via Berretta Rossa i conduttori di Polaroid fossero già fuggiti da un pezzo. Invece il Covo era ancora vuoto e silenzioso, quando ci misi piede per l'ultima serata della stagione.
Inutile tentare una recensione che mi riuscirebbe male.
Vi dirò solo che in questi giorni ho ripensato al concerto degli Who, a quando me ne stavo sotto la pioggia e urlavo "No Rain!" e desideravo una canzone un po' particolare e la invocai segretamente nel mio cuore, sapendo che tanto non l'avrebbero fatta perchè è una di quelle canzoni che non compaiono mai nelle scalette e infatti non la suonavano da secoli, e impazzii e cominciai a ballare con gusto quando capii che, sì, quella canzone la stavano effettivamente suonando, proprio lì, proprio loro, e io ero inzuppata di pioggia ma dai gradoni della scalinata non numerata saliva tutto il calore accumulato durante una giornata di sole intenso e si stava di un bene che non potreste immaginare. Un momento di quelli che vorresti registrare e tenere con te, come i messaggi sul celluare vecchi tre anni che non cancelli.
Mentre me ne stavo lì sotto il palco del Covo, in mezzo ai saltelli e agli sgomitamenti, pensavo che ogni concerto live ha un po' la stessa magia ed è bello quando vai a risentire lo stesso gruppo milioni di volte. Loro che suonano e te che ascolti. Ogni volta è sempre lo stesso momento.
Un po' diverso è quando vai a sentire gruppi che difficilmente torneranno, o torneranno tra molto tempo.
Quindi mentre cantavano canzoni belle come I'd 2CU e tante altre cercavo di fotografare appieno quel momento.
Mi è dispiaciuto salutare gli Envelopes, alla fine del concerto.
Passai anche il sabato al Covo, anche se questa volta non era il club di viale Zagabria, ma un bar a Ferrara, circondato da un grande prato, dove si svolse la cena di fine anno con tanto di saluti agli erasmus.
Dopo la mia serata intitolata "collasso-etilico-in-piazza-rossini" pensavo che non esistesse poesia nelle sbronze violente. Invece sabato mi ricredetti, mentre prestavo assistenza a qualche amico che stava male.
Pensandoci, voglio un gran bene ai miei compagni di università.
Quando mi hanno chiesto se preferivo il Liceo o l'Università ho risposto con tono velato e nostalgico "il Liceo", ma non certo per la gente.
Preferisco il liceo perchè era fatto di routine, e di gente a cui tenevo e tengo che potevo vedere tutti i giorni, e di pomeriggi passati nel bicentenario edificio scolastico, e di concerti hendrixiani e di converse verdi fotografate nel cielo del chiostro.
Non amavo il liceo per la gente che mi trovato tutti i giorni a lezione.
Invece qui è il contrario. Non ho affetto per le aule che distano chilometri le une dalla altre, per gli uffici labirintici di Palazzo Hercolani dove le aule più belle sono chiuse per noi studenti e vengono aperte solo quando ci sono i convegni e il giardino si riempie di olive ascolane per gli ospiti, o per le diciotto biblioteche, ognuna con un diverso sistema di prestito e ognuna con gli stessi libri, site nello stesso edificio, una per ogni dipartimento.
Ma la gente non è quella che mi sono ritrovata intorno in base a criteri casuali. Sono gli amici che mi sono scelta. Sono i compagni con cui abbiamo realizzato grandi cose. Sono coloro che un giorno diventeranno i personaggi delle mie storie, quando racconterò: "Una volta sono andata a cena con Gian Carlo Caselli e a Bologna ero così povera che senza curarmi di essere al tavolo con un personaggio importante mi sono fatta fare un pacchettino per portarmi a casa la carne avanzata".
Andare a Ferrara e vederne solo la periferia e consolare le insicurezze e scherzare con chi sta per ripartire.
Vedere Bologna deserta, alle sette di una domenica mattina.
Con la tentazione di rifiutare un 18 in Macroeconomia, la mia permanenza a Bologna di concluderà giovedì mattina, dopo aver portato a termine impegni faticosi come "la settimana dei super-concerti".
Ieri sera le coinquiline presenti mi seguirono senza problemi, un stanche da un pellegrinaggio a San Luca, ma piene di aspettative.
Fu grazie a loro che la serata si concluse bene. Infatti la cara Bongio, euforica dalla performance, convinse me e Giulietti ad attendere i quattro concertanti fuori dall'Estragon, gironzolando in bici, in attesa come squali.
In barba a quello che diceva un articolo del Mucchio Selvaggio sulle grupie secondo cui ci sarebbe una scala gerarchica in un gruppo dove in cima c'è il cantante e in fondo il batterista, dopo aver consumanto l'album e dopo averlo scrutato in mezzo a danze sfrenate durante il concerto, mi sono palesemente dichiarata a Chris Tomson dei Vampire Weekend dicendogli che amo il suo modo di suonare la batteria, senza capire una mazza di quello che mi rispose, ma dicendogli anche che spero di rivederli presto a Torino.
"Great Concert!" è la frase standard dei miei approcci dopo i concerti. Ma è una cosa vera.

Camera Obscura - Biggest Bluest Hi-Fi
[un gruppo che mi sta piacendo a livelli pericolosi, capito Michele?]

postato da Anita (verdeanita) mercoledì, 28 maggio 2008 alle 12:01 | link | commenti (2) |




mercoledì, 21 maggio 2008

Post a punti #1
[tutti noi abbiamo in mente post a punti]
Ma sì, facciamolo questo post a punti. Che è inutile che te la tiri dicendo che il tuo blog è più serio e che non scrivi cazzate. Avere un blog serio comporta certi problemi. Tipo la tua compagna delle medie che lo legge e scopre tutto della tua vita, o anche che il tuo amico Alex non lo sapeva. Cose così. (problemi enormi, eh)
1. Sono le dieci e sto ascoltando i Settlefish, volendogli molto bene e pensando a svariate serie esilaranti.
2. Alle sette e un quarto mi aspetta il solito regionale per tornare a Bologna, pronta (?) per l'esame di Macroeconomia. Poi mi aspetta una settimana molto intensa (faticosissima, eh). Tipo concerto al Locomotiv giovedì, poi aperitivo organizzato da NoName in via del Pratello e concerto degli Envelopes venerdì, festa di fine anno a Ferrara sabato, poi concerto dei Vampire Weekend martedì e un bel mercoledì.
3. Conoscete la storia del dilemma dell'asino? C'è un asino che ha fame e ha davanti, alla stessa distanza, due montagne di fieno. Sono proprio alla stessa distanza e non sa decidere da quale montagna mangiare. Così muore di fame. Questo per dire che mercoledì sera al Locomotiv c'è il concerto di Why? e la stessa sera a Interzona ci sono i Black Mountain. Che fare?
4. Gli Acido Pastello sono vivi. Sì. Hanno ben trentasette ascoltatori, quasi tutti americani. C'è una nuova Fender Jaguar, una batteria dispersa per l'Italia, nuove idee e rinnovato amore.
5. La mia batteria è divisa in due parti: cassa e tom sono alla Lou Fai, il resto riposa tre piani sotto terra a Bologna, in un garage.
Ben presto tornerò lì, per suonicchiare.
E' molto divertente sapere che nei giorni in cui io me ne stavo a Verona, là sotto, in quel garage, provava un gruppo denominato "Il Genio".
Io ne ho solo sentito parlare in lungo e in largo e ho rigirato tra le mani il loro disco alla Fnac. Tutto ciò ha un che di metafisico. Siamo stati coinquilini e non ci siamo mai visti.
6. Ma poi perchè ti ho ringraziato, quella volta? Non era mica merito tuo. Vabbè, in parte sì.
7. Sto cercando un lavoretto. Credo anche di averlo trovato. Ecco perchè ho in programma tanti bei concerti con il cuore leggero.
8. Ecco perchè mi prometto di andare al Disco d'Oro a fare la spesa.
9. Dovevi saperlo della mia sbronza. Sì. Ed era la seconda che mi prendevo a Bologna. Anche se la prima non era neanche lontanamente paragonabile alla seconda. Te l'ho detto perchè le altre volte mi è successo eravamo o a casa dei nostri ex-amici, quelli brutti che non sentiamo più e che te rinneghi, o alla Lou Fai. E te eri nei paraggi. A Bologna invece no. Insomma, le mie sbronze a Bologna mi causano smarrimento. E poi il giorno dopo vado sempre a lezione di batteria. Non ti dico come suono bene.
10. Io presto andrò in America. New York! Hoboken! il Maxwell's!

postato da Anita (verdeanita) mercoledì, 21 maggio 2008 alle 22:31 | link | commenti (5) |




sabato, 10 maggio 2008

i'm gone
L'ultima volta che sono entrata in casa e ho trovato le mie coinquiline ad attendermi sul divano, mi sono fatta odiare per la mia indiesaccenza.
Loro mi accolsero con lo sguardo pieno di gioia e mi comunicarono di aver trovato la canzone "mai-più-senza". Avevano tanta voglia di ascoltarla di nuovo.
Ma io avevo già passato quella fase e la canzone "mai-più-senza" l'avevo ascoltata fino allo sfinimento e il video di quella canzone aveva inquietato i miei risvegli per più e più giorni.
Così, quando loro mi dissero "Il gruppo si chiama mm-gh-mm-th" io risposi velocemente "ah, i MGMT!".

Generalmente si torna a casa ogni volta che si è stati via per un po'.
Quando l'altro giorno sono tornata di nuovo a Verona avevo l'impressione di esserci tornata in modo diverso. Perchè era successo qualcosa, anche se è qualcosa di abbastanza indefinito.
Volevo scriverlo, nei giorni scorsi, ma forse non avevo pezzi di carta nelle vicinanze.
Ero a Bologna e volevo dirlo: "Ho l'impressione di essermi trasferita qui, anche se non so quando è successo. Non è stato quando ho portato qui i pezzi della batteria e nemmeno quando ho sentito che la primavera stava arrivando perchè riuscivo a pedalare senza guanti e neanche quando ho sbagliato il mio primo bucato e ho fatto diventare rosa tutte le mie mutande. Forse, il momento più preciso che riesco a individuare è stato quando un giorno era cominciato con nuvole e pioggia e il sole era ricomparso solo verso le sei e mezza e ho visto l'ombra delle foglie sulla finestra della cucina e allora mi sono detta che era ora di uscire ho preso la bici e ho fatto scorrere il dito sulla ghiera cliccabile fino ai Neutral Milk Hotel e poi ho fatto tutto il giro dei viali, in senso antiorario. E così ho scoperto che abito nel punto più basso di Bologna e che verso i giardini Margherita gli alberi mandano un profumo buonissimo."
Oggi ho passato tutto il giorno a casa e poi sono uscita e sono andata in centro. Sono passata davanti al mio Liceo per la prima volta dopo tanto tempo. E ho guardato il chiostro per bene e non riuscivo a capire perchè a guardarlo da RaiDue la luce sembrasse così diversa.
Poi ho preso un cono gelato con due palline (ho dovuto ricordarmi che qui i gusti si scelgono a palline e non a cestine, come a Bologna) alla cannella e al gusto "torta sacher" pensando "questo gelato sa di sera di aprile, aspettando che inizi un concerto tanto atteso o di pomeriggio di maggio pieno di paura per lo spettacolo di teatro imminente".
Mi ero scordata dello spettacolo di teatro. E' stato mio fratello a ricordarmelo.
Ci sono andata perchè è bello, perchè è una specie di tradizione che vorrei conservare e perchè è occasione di riflessione.
Ho incontrato i miei professori che mi hanno guardato come se fossi cambiata. "Era da un po' che non ci venivo, da queste parti." Infatti, mi dicono, e poi mi chiedono cosa è successo e io racconto di Bologna, di come sto bene, di come mi diverto ma di come faccio anche cose importanti e impegnative. Ed è strano sentirsi dire "Sì, ti vedo proprio bella. Ti fa bene l'università".
Forse mi rendo conto solo ora che durante il mio ultimo anno il mio aspetto era veramente terribile.
Mi sono seduta vicino ad una mia professoressa che era contenta di vedermi quanto lo ero io.
Parliamo un po' e parliamo anche delle cose brutte che sono successe.
Ero a Verona da poche ore, ma capivo che l'aria era veramente pesante.
E poi mi dice che uno dei cinque era un suo alunno e non sa che tono usare, nel dirlo.
[Io spero che quando la gente guarda con ammirazione le cose che faccio sappia che io tutte queste cose le faccio anche grazie a loro.]
Lo spettacolo di teatro è sempre geniale. C'è una forza grandissima che passa dal palco al pubblico. C'è tutta la crescita di un anno nelle battute a volte divertenti, a volte importanti.
Ho fatto bene ad andare ieri sera. La rappresentazione di oggi è stata annullata.
Oggi le bandire erano a mezz'asta, i negozi hanno tenuto le saracinesche abbassate, le campane hanno suonato a mezzogiorno e non c'era spettacolo di alcun genere.
C'era un pellegrinaggio silenzioso a Porta Leoni.

E' da tempo che ho voglia di andare a trovare la mia maestra delle elementari. L'ultima volta che l'ho vista e le ho raccontato quello che facevo ero in seconda liceo.
Oggi ho pensato che come incontro potrebbe essere strano. Perchè nel rivolgerle la parola dovrei darle del "lei" e sarebbe strano perchè le ho sempre dato del "tu".
E lei è sempre stata molto più grande di me, e in questi anni sono cresciuta io e quindi sarebbe più logico che fosse lei a darmi del "lei" e anche questo dev'essere strano: parlare in terza persona ad una donna a cui hai insegnato a leggere e a scrivere.

Non so se prendere il treno domani o lunedì mattina. E' strano non avere la batteria alla Lou Fai.
Non vedo l'ora che sia giugno, non vedo l'ora di ballare sul prato. Ho tante di quelle canzoni da far suonare.

Dead Meadow - Old Growth

postato da Anita (verdeanita) sabato, 10 maggio 2008 alle 22:55 | link | commenti (3) |




lunedì, 07 aprile 2008

I bolognesi non esistono
Ti intrufoli a caso alle feste di laurea.
Con uno spritz aperol in mano parli con gente ovviamente mai vista, dei distributori di benzina in thailandia e di come erano diversi i fili elettrici negli anni cinquanta, di come si chiamano gli abitanti di Matera e di Medicina e di Peschiera del Garda.
E poi ad un certo punto, guardi la gente della via, una via tra largo Respighi o via Belle Arti. Guardi la gente che passa, con i rasta e i vestiti colorati. Ti guardi intorno e ad un certo punto esclami a voce alta. "Ma, dove sono i bolognesi?"
Ti intrufoli alle feste di laurea a mangiare a scrocco delle lasagne vegetariane, vai in mensa, prendi lo spritz al Siesta perchè costa solo un euro e il caffè alle Scuderie perchè costa settanta centesimi, fai la spesa all'In's, alla Lidl, alla Coop comprando le cose con l'euro giallo, magari prendi anche i libri in prestito alla Sala Borsa. Ma i bolognesi dove sono?
I miei compagni di università non sono bolognesi. Vengono da Lecce, Messina, Rimini, San Vito al Tagliamento. Non ci sono bolognesi. Quelli più vicini vengono da Pianoro, Brugo, San Venanzio di Galliera. Dalla provincia, ma non da Bologna.
Poi pensi ai bolognesi che conosci. I miei amici del mare. Giacomo e Francesco. Le estati dai sette ai quindici anni passate insieme, in spiaggia, dal bombolaro e alla sala giochi di Cesenatico. Giacomo mi insegnò a dire "paglia" e "cinno". La parola "Cinno" non l'ho più usata. Lui non lo vedo e sento da quattro o cinque anni.
Francesco l'ho visto di recente, davanti alla Feltrinelli. Dopo due anni. L'ultima volta ci eravamo visti in Piazza Verdi e poi lui mi aveva portato in una birreria in via del Pratello. La strada, a quel tempo, mi era parsa lunghissima.
Ho avuto altri contatti brevi ma intensi con gli abitati della mia città universitaria.
C'è il bolognese paziente che mi spiega che per buttare i rifiuti nel bidone dell'umido devo andare a richiedere la chiave al comune, "Signorina, le danno anche i sacchetti biodegradabili e il bidoncino di plastica" e quello cattivo che mi urla che non posso andare in bici sotto i portici "Studentessa dei miei stivali". E io avrei voluto dirgli "Ma te hai mai provato ad andare in bici in Strada Maggiore? I portici sono l'unica alternativa alla morte!"
La frase che i bolognesi mi hanno ripetuto più spesso è stata: "Ma sei giovanissima!". Me l'hanno detta tutti, dall'impiegato s.i.a.e. alla veterinaria gentile da cui avevo portato una colomba bianca che non volava che avevo trovato in giardino.
C'è un'altra storia da raccontare, riguardo ai miei rapporti con i bolognesi. E parla della mia terrina violacea.
La mia terrina violacea era piena di biscotti e l'avevo riempita ricevendo in cambio un cuore di pezza e un ringraziamento al microfono prima che cominciasse una canzone piena di asterischi. Ero a Verona.
Poi la mia terrina era finita a Bologna, perchè c'era ancora qualche biscotto dentro. E poi mi era stata restituita di nuovo a Verona.
Ma in tutti quei giorni la mia terrina violacea era stata in una casa bolognese vera, con dei mobili comprati apposta per quella casa e, non dico una lavastoviglie, ma almeno un ferro da stiro e un'aspirapolvere.
Sarà un pensiero idiota ma io non ho mai visto una casa vera a Bologna. Ho visto tante case. Case normali e case assurde. Ma mai case abitate da bolognesi.
Il mondo universitario è così distante da quello cittadino. Talmente distante che quando ho visto una bambina in Piazza Verdi mi era parsa una cosa strana.
Una bambina? In piazza Verdi?
Sono due mondi che non si incontrano mai.
E a volte è strano vivere da universitari a Bologna. E' come essere invitati ad una cena senza riuscire a conoscere il padrone di casa.

Why? - Alopecia

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 07 aprile 2008 alle 00:31 | link | commenti (10) |




lunedì, 10 marzo 2008

I tried to be frangetta.
Ci provai in tutti i modi. Cercai di spiegare a tutte le mie coinquiline la bellezza di questi sette giovani ragazzi gallesi, così allegri e pure così interessanti.
Feci vedere con orgoglio che le date dei loro concerti erano riportati addirittura su Internazionale.
Ma fui onesta, troppo onesta. E non nascosi che il biglietto aveva un certo costo.
Tentai poi tutte le carte disponibili, compresa quella della pietà, del ricatto, del rimborso.
Ma fallii. Fallii miseramente.
Così, venerdì sera, andai al Covo da sola, cercando di far capire alla coinquilina e ai nostri due ometti che questo gruppo era una cosa bellissima e che tra qualche anno se ne sarebbero accorti. Cercavo di fargli credere di essere particolarmente lungimirante.
In realtà io non sono lungimirante per niente. Prova ne è il fatto che mi trovavo a Bologna, sotto la pioggia, con uno spolverino leggerissimo.
L'unica soluzione era vestirsi a strati. Maglietta rassicurante degli amati Yo La Tengo con sopra maglietta con sopra giacchetta con sopra maglione. Goffa a livelli imbarazzanti.
Inoltre, per proteggermi dalla pioggia e dal freddo, indossai i guanti e coprii il sellino della bicicletta con un sacchetto di plastica.
Ero decisamente poco cool.
Pedalando per vie periferiche, senza musica nelle orecchie e perdendo comunque la strada, cercavo di convincermi della grandiosità della mia azione solitaria.
Quando entrai al Covo c'era ancora poca gente. Pagai l'esoso biglietto con una banconota da 50 euro, il che potrebbe farmi apparire ricchissima, quando in realtà quei 50 euro dovrebbero bastarmi fino alla fine di marzo. Dunque non avevo nemmeno i due euro per il guardaroba. Mi misi a vagare per il Covo reggendo lo spolverino tra le mani, con aria smarrita.
Quando una ragazza mi chiese, con un'espressione molto dubbiosa: "Ma dov'è che suonano?" riacquistai un poco di fiducia e risposi con sicurezza "Dietro quella porta, ma la aprono poco prima del concerto. Ah, ecco, l'hanno aperta!"
Sotto il palco si era già ammassata una quantità notevole di gente.
Mandai un messaggio sereno al mio amico Michele che diceva più o meno: "Sono da sola al concerto dei Los Campesinos! Sono convinta che sia una cosa tremendamente indie. La persona che conosco meglio è un giornalista del Mucchio Selvaggio, con cui, ovviamente, non ho mai parlato. Mi sento sfigata ma con dignità."
Non che sperassi di incontrare chissachi, solo che man mano che procedo con la mia vita bolognese, mi rendo conto di come certi luoghi siano assai lontani dal mondo universitario.
I miei compagni non parlano mai del Locomotiv o del Covo. Sanno della loro esistenza, ma non ci sono mai stati. Credo ignorino la loro collocazione al di fuori dalle mura.
Per questo mi sono auto-convinta che quella gente così cool sia indigena e che io, ancora una volta, stia figurando come un'anima provinciale e  sperduta.
Credevo di essermi data un tono, con la mia pettinatura, ma fui col tempo costretta ad ammettere che andare in bici sia irrimediabilmente dannoso per la mia frangetta e tutto ciò faccia avvicinare il mio aspetto a quello di un upupa.
Questo fu più o meno il mio flusso di pensiero mentre attendevo i Los Campesinos!
I Los Campesinos! si resero visibili in mezzo al pubblico, guidati da un uomo che, con una piccola lampadina, gli fece largo verso il palco. Erano tanti e formarono una lunga fila indiana e grazie a questo io ed altri presenti ci fingemmo abilmente parte integrante del gruppo, cosa che ci permise di giungere proprio sotto il palco senza esagerati sgomitamenti.
Quando il gruppo si palesò sotto le luci realizzai però che mai e poi mai sarei potuta anche lontanamente assomigliare ad una delle tre donzelle che stavano sul palco, che erano tutte assai belle e sensuali.
Il pubblico era festante e i miei vicini avevano intenzioni molto cattive, che nel mio stile di vita corrispondono a tentativi di scatenare un pogo violento (cosa che poi fecero).
Io da un lato avrei voluto avere una compagna di danze, dall'altro, vista la situazione, considerai i miei tentativi di apparire una persona cool miseramente falliti e, dopo una manciata di secondi dall'inizio del concerto, mi misi a ballare senza ritegno.
I Los Campesinos! mi piacciono perché sono tanti e sono dei cazzoni. C'è questo ragazzo che canta con voce urlata e le ragazze che cercano di stargli dietro con le loro voci delicate.
A me piacciono molto le canzoni che ad un certo punto esplodono e diventano qualcosa di diverso e più forte. Generalmente questa esplosione l'ho sempre vista come qualcosa che diventa più introspettivo.
Qui è l'esatto contrario e quando le canzoni esplodono con tastierine e campanellini a me viene tanta voglia di ballare e mi piacerebbe solo che si fosse un po' di spazio in più, anche se, alla fine, nessuno mi pesta i piedi e sono io a pestarne molti.
Al termine del concerto, sudata e felice, sentivo l'immensa necessità di una birra.
Compresi però che la mia solitaria presenza era ambigua. Avrei potuto sfruttarla a mio favore, lanciare qualche sguardo ammiccante a qualche ragazzo e farmi offrire qualcosa, ma il mio animo non è così vile.
Pensai alla mia coinquilina pigrona, al mio morosetto preoccupato. Pensai alla pioggia che poteva ricominciare da un momento all'altro e sarebbe stata un ostacolo non indifferente.
E tornai a casa, canticchiando le canzoni che avevo appena sentito.

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 10 marzo 2008 alle 19:16 | link | commenti (8) |