Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso.

 



mercoledì, 30 luglio 2008

Non è una serata per vecchi.

postato da Anita (verdeanita) mercoledì, 30 luglio 2008 alle 13:27 | link | commenti |




lunedì, 28 luglio 2008

La mia cartina dell'Europa già troppo piccola e i concerti a cui vado da sola e il tuo ultimo martedì, che sembrava irlandese.
In questi giorni, come ho spesso ripetuto, il mio umore era tra i Velvet Underground e i Joy Division. Ma ero a Verona e non avevo modo di ascoltare nè gli uni nè gli altri. Il mio emmepitre di scorta mi ha così propinato Black Angels e Crystal Stilts.
In realtà, l'unico disco che mi risulta veramente digeribile, in questi giorni, è Instant Coffee Baby dei Wave Pictures. Ci sono schitarrate violente e tante parole. Le schitarrate sono affidate ad una magnifica Danelectro Verde che da lungo tempo è "la chitarra che mi comprerò quando avrò 250 euro da spendere". Le parole invece riesco a capirle solo ogni tanto, perchè il mio inglese è veramente pessimo. Riesco però a capire, in una canzone, che qualcuno si è fregato la macchinetta del caffè di un ragazzo italiano e che questo fattaccio è avvenuto a Bologna. E in questi tempi di partenze, dove ogni Erasmus conserva nella borsa un posticino per una moka, quella canzone è stata di conforto.
Petra, Melanie, Olga e Marta, ossia le mie amichette Erasmus, mi hanno riempito di creme, cibo in scatola, cereali e libri. Regali o cose che non aveva senso portarsi a casa.
Mi hanno aiutato a compilare una lista di pro e contro riguardo ad un mio improbabile Erasmus in Svezia. L'ho scritta sul tovagliolino di un'osteria e il primo e più importante punto riguarda il fatto che anche in Svezia c'è S. Lucia.
Anche il mio amichetto Indie, che mi aveva accompagnato al concerto degli Envelopes, è tornato in Spagna. Prima di partire ha tentato di farmi scambiare pareri sui My Bloody Valentine con un suo amico spagnolo, via cellulare (ovviamente io non so una parola di spagnolo e il suo amico non sapeva una parola di italiano).
L'anno prossimo saranno due delle mie adorate coinquiline a partire, per Santiago e Berlino.
Quando sono andata alla Lidl per comprare un paio di angurie per il Lou Fai 2.2 c'era una magnifica cartina dell'Europa, nel bancone delle offerte. Non ho potuto resistere e l'ho comprata. Non vedo l'ora di appenderla sopra il mio letto bolognese, proprio vicino all'Hi-Fi Mostro, e appiccicarci tanti post-it per indicare dove sono tutte le persone che ho conosciuto e che poi si sono sparse per il mondo. Era da tempo che volevo farlo.
Il problema è che quella cartina, ancora prima di essere appesa, poco dopo essere stata comprata, è diventata troppo piccola. Dovrò appenderci a fianco un altro pezzo di mondo per completare la mappa dei miei affetti sparsi.
A Bologna ormai non c'è più nessuno. Negli ultimi giorni che ho passato nella mia città universitaria, ho cercato di conoscerne la periferia. Ho pedalato fino in zona Barca, per cenare su una terrazza, guardando uno strano incrocio e aspettando un incidente
La sera dopo sono partita in direzione opposta. Suonava Le Luci Della Centrale Elettrica nel giardino di una Villa Obesa. Ho bevuto lentamente una bottiglia di birra, leggendo il mio Moleskine, cercando di non apparire troppo solitaria. Erano andati tutti a sentire Mike Patton, ma quell'uomo non mi attirava.
Martedì 22 Luglio sarà uno dei giorni che ricorderò con più affetto, negli anni futuri. Ero partita la mattina da Verona e c'era freddo. Giuro. C'era il sole ma c'era tanto odore di pioggia. Avevo assistito alla mia prima laurea e avevo salutato la donna che mi accompagnò al concerto dei Franz Ferdinand. Poi passai un momento dalla mia casetta colorata, giusto per buttare via le prugne in via di pensionamento che abitavano il mio frigo per poi dimenticarmele in cucina (Sono ancora lì? Sì. Paura? Molta.). Infine, da brava viaggiatrice solitaria, con uno zaino pieno e incredibilmente anni novanta in spalla, raggiunsi Piazza Castello a Ferrara con un unica certezza (il concerto dei Notwist) e tante domande a cui non mi interessava rispondere (Cosa farò da qui a stasera? Con chi passerò la serata? Ma soprattutto, dove dormirò stanotte? Chi mi riporterà a Verona? O chi mi riporterà a Bologna? Avrò paura a fare la strada a piedi da casa alla stazione?) perchè come pensavo e speravo, tutte queste domande trovarono facilmente risposta man mano che la serata andava avanti. Incontrai per caso un mio amico che mi fece compagnia per l'aperitivo, piazza Castello si popolò di persone conosciute e una di loro mi portò a dormire nel mio letto, a Verona. Il concerto è stato bello. Io ero in uno stato beato e cercavo di non pensare a nulla. Ma in alcuni momenti ho sentito il profumo del Rainbow e questo è sicuramente dovuto alla musica. E anche al silenzio rispettoso del pubblico.
Pensavo, e lo pensavo solo io perchè solo io faccio questi collegamente così romantici tra cose in realtà futili e scollegate, che era un giorno perfetto per essere l'ultimo martedì di qualcuno.
E credo di aver capito cosa caratterizza i giorni di partenza. Il fatto che ogni respiro ha un profumo diverso. Quando sto partire, ad ogni respiro, sento il profumo del primo e del secondo e del terzo giorno, fino all'ultimo.
Oggi, ad esempio, ho sentito tutti i profumi dei miei campi scout. Uno dopo l'altro. Ero andata in montagna ad ascoltare gli Yo La Tengo e a cercare di immaginarmi Hoboken.
Ieri sera, quando ho portato il materasso in terrazza e ho staccato e spostato le casse dell'Hi-Fi per ascoltare i Notwist guardando il cielo, ho sentito il profumo di tutti i miei giorni dal 10 settembre 2001 a quello che stavo vivendo. Ho fatto un po' di fatica, ma tutto sommato è stato bello.
Domani infatti qualcuno parte, ma anche per me si cambia. Non ci sarà più un campanello da suonare a caso, un numero di casa che, anche se idiota, ho imparato a memoria solo due giorni fa, e non ci sarà più la caraffa di vino rosso dei preti che si svuota man mano che i miei discorsi si fanno più confusi e profondi.
Domani è un altro martedì, ma Alex La Quercia va a mettere radici da un'altra parte.

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 28 luglio 2008 alle 21:31 | link | commenti |




martedì, 15 luglio 2008

14 marzo
Ci sono i Franz Ferdinad in Piazza Castello, lo sai?
Penso sia l'unico concerto a cui mi sentirei di invitarti.
Mi ricordo la prima volta che ho sentito una loro canzone. Era su AllMusic. E la seconda. Era una canzone nell'aria dopo il concerto degli Afterhours alla Gabbia di Bassano del Grappa. E poi.
Te eri in fase New Wave. Vestivi con una camicia grigia e mi ricordavi i Depeche Mode. Era un diciottesimo dei soliti a cui ti avevano chiesto di suonare. Io non conoscevo nessuno e me ne stavo davanti al palco, ma te mi guardavi mentre suonavi. La prima volta che non mi sono sentita stupida, ferma immobile in mezzo alla folla.
Poi ci siamo messi a ballare i Franz Ferdinand, appunto, perchè era appena uscito il secondo disco. L'iPod di Rocco era l'apice della tecnologia.
E poi ti eri messo a cantare "This Fire" in Italiano. Me lo ricordo bene perchè era così idiota e al tempo stesso così metafisico.
C'era freddo ma si riusciva a stare fuori senza cappotto. L'inverno stava arrivando o se ne stava andando?
Ci sono i Franz Ferdinand in Piazza Castello. Il 12 Luglio.



Ti ho chiamato a casa, sul cellulare, al lavoro. Prima di parlarti sapevo già che non saresti potuto venire. Prima di parlarti sapevo già che saresti dovuto partire.
E forse lo so o forse no perchè non l'ho saputo da te.
Ma non importa.
Ci sono andata sai, in Piazza Castello.
Non era uno di quei concerti di cui compro il biglietto con mesi di anticipo e che aspetto con ansia e piena di aspettative.
Per la prima volta in vita mia non avevo preso la prevendita.
Ho convinto la mia coinquilina a seguirmi un ora prima.
Ci sono andata con una ragazza austriaca che avevo conosciuto tre giorni prima.
Ci sono andata per obblighi morali verso le me stessa del duemilaequattro.
Ci sono andata e non mi aspettavo nulla. Avevo solo paura.
Paura che fosse solo ricordo e che avesse solo il significato che dal 14 marzo a questo concerto ho attribuito.
E' stato incredibile.
E l'ultima canzone, quella che temevo più di tutte le altre e che alla fine, proprio alla fine, hanno suonato, è stata pazzesca.
Meno male che sono stati bravi, mano male che non è stato solo un idiota revival. Meno male che quando non mi concentravo sulla musica (quando ballo in modo infantile, con gli occhi chiusi e a volte un bicchiere di vino in mano) e guardavo verso il palco ci pensava quel cantante sudaticcio a non farmi pensare alle cose serie, alle cose tristi. Solo cose idiote (Miglior Ascella Pezzata dell'Anno, Secondo Premio per il Chitarrista più Sexy e Sudaticcio dopo quello dei Dead Meadow).
Meno male.
Meno male che per andare a questo concerto mi sono rialzata dal letto e ho smesso di ascoltare i Creedence con una smorfia orribile sul volto e piccole lacrime vicino agli occhi.
Meno male che il giorno dopo ho cosparso tutti i dischi sul materasso (e meno male che ho portato tutti i mei dischi a Bologna).
E meno male che l'Hi-Fi mostro dispone di un registratore. [Non lasciate le canzoni a metà alla fine del lato!]
Adesso sì che sto meglio.

Questo concerto lo infilo dritto al terzo posto. Dopo quello perfetto degli Yo La Tengo. Dopo quello lacerante degli Who. C'è questo.
E il giorno prima e il giorno dopo.

Tornerò a Verona e saranno gli ultimi dieci giorni.

postato da Anita (verdeanita) martedì, 15 luglio 2008 alle 19:35 | link | commenti (1) |




lunedì, 07 luglio 2008

Make things happen! Provoke them! #2
"È perfettamente esatto, e confermato da tutta l’esperienza storica, che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile." Max Weber

Il mio iPod sta sempre peggio. Mi diceva che stava mandando una canzone degli Envelopes ma era una canzone di Why? (non mi freghi a me, caro iPod) e in quell'inizio di dj set incasinato la gente urlò: "Sigla!" e partirono le sviolinate dei Los Campesinos! Non siamo un villaggio turistico ma il titolo di quella canzone era troppo lungo.
Ora sono sul regionale delle 16.44 che mi porta a Bologna.
Ho lo zaino pieno di libri e vestiti ma anche di dischi e spillette a buon mercato.
Non ho scritto nulla finora perchè ho pulito e studiato da quando mi sono svegliata dopo il Lou Fai, per la prima volta nel mio letto e non alla casetta.
Avevo sognato tutto? No! Su myspace e twitter erano già comparsi i primi commenti entusiasti. "La Lou Fai è bellissima! Gruppi perfetti! Le zanzare non contano!"
Tutto. Tutto perfetto.
E, senza scherzare, sapere che tutto questo è nato nella mia giovane testolina non mi fa sentire nè potente nè speciale. Mi fa solo sentire bene. Mi fa venire voglia di rifarlo subito anche se mentre stavo mettendo a posto, cercando di differenziare le schifezze, il sole picchiava e mi uccideva.
Ed è bello ritrovare la scaletta dei Fake P in mezzo al prato e ridere per la canzone denominata "belegambe".
Mi sono resa conto che quando bevo sparo un sacco di frasi gradasse. In realtà dentro di me sono stupita e spaventata.
Quanto ho sentito "Fear of You" dal check dei Gonzo mi si è stampato in faccia il solito sorriso ebete e ingenuo. E mi sentivo piccola piccola rispetto a quello che ancora una volta stava accadento di fianco alla mia piccola casetta di legno.
Ho urlato una frase cattivissima a mio fratello, durante la fase relax-spettegolamento del tipo "Lo so che organizziamo insieme, ma lascia che sia io a farmi dedicare le canzoni e a parlare con i gruppi: vai te e a prendere le piadine!" (ero ubriaca).
Invece sono talmente timida che non mi sono scattata nessuna foto, non mi sono  fatta fare neanche una dedica sui dischi, nè ho avuto il coraggio di chiedere esplicitamente un bacio dal mio Fake P preferito (e ottenendolo, in compenso, da tutti e cinque).
Menzione speciale, anche stavolta, per i genitori, che hanno chiamato dalla Croazia per sapere se eravamo a posto con la birra.
Fastidio invece verso il mio cellulare, che ha deciso di non inviare messaggi e quindi qualcuno è rimasto senza indicazioni, qualcuno non è stato rassicurato sul fatto che non c'era nessun problema se portava qualche amico all'ultimo minuto e io non ho potuto mandare i salutini a Polaroid (credo, ma ne ho la quasi assoluta certezza). Se uno dei due capitasse di qua, sappia che era un messaggio carino. Conteneva ringraziamenti e saluti da tutti i presenti (la sottoscritta, i Fake, i Gonzi e buona parte dei Canadians).
Ringraziamenti a tutti. Ai gruppi. A Marre, Pietroldi, Michi, Fabio, Zeno, Giulio, Bongio, Max. Alle cuoche. A mio fratello e ai suoi compagni all'entrata (Alberto, Campa e Corrias). A chi ha portato l'Off e a chi ha portato birra in regalo. A chi si è comportato bene e a chi si è divertito.
Alla prossima.

Gonzo48k - Hi-fi Lovers
[con il timore che scrivero i testi delle loro canzoni al posto delle risposte dell'esame di Teoria e tecniche della comunicazione di massa, visto che studiando ho consumato questo disco]

postato da Anita (verdeanita) lunedì, 07 luglio 2008 alle 12:17 | link | commenti (15) |